Quante volte in casa, specie da noi italiani, ci sfugge l’energia “fantasma” che i dispositivi in standby continuano a usare? Sembra poca cosa, e invece – vi assicuro – pesa sulla bolletta molto più di quanto si pensi, senza contare qualche rischio per la sicurezza domestica. Una spina staccata può sembrare uno sforzo minimo, ma riduce consumi inutili e limita i pericoli di sovratensioni o peggio, incendi. La sorpresa? Molti apparecchi che parevano spenti bevono energia a sorsetti, nascondendo un costo che non si vede ma si paga ogni mese.
Chiamati – un po’ simpaticamente – vampiri energetici, questi dispositivi sono quelli elettronici che, pur non mandando segnali di vita, restano attaccati alla rete elettrica e succhiano energia costantemente. Il problema si fa più serio in inverno, quando le bollette salgono e ci si accorge meglio delle spese. Da qualche anno a questa parte, qualcuno ha stimato che lo standby può incidere fino al 23% del totale elettrico in casa, una bella fetta insomma. E non è solo una questione di soldi: aumenta pure la possibilità che l’impianto dia problemi o, peggio, che ci siano malfunzionamenti o danni.
La ragione è semplice, ma il dettaglio spesso ignorato: nei dispositivi funzionano piccoli circuiti – orologi digitali, timer, sensori – che hanno bisogno di una tensione sempre pronta per “restare svegli”. Non va scordato il capitolo caricabatterie: anche se consumano poco, messi tutti insieme pesano sul totale. Tenere d’occhio queste cose aiuta davvero a risparmiare e a tenere sotto controllo l’energia di casa.
Gli apparecchi più costosi da lasciare in standby e i rischi associati
Non tutti i dispositivi che restano in standby pesano allo stesso modo. Alcuni, proprio quelli più energivori, sono anche i più pericolosi. Prendiamo ad esempio i riscaldatori portatili dotati di timer o sensori: continuano a usare molta energia anche da spenti, e sono purtroppo una delle cause più comuni di incendi tra le mura domestiche. Ogni anno se ne vedono tanti, ed è un buon motivo per staccarli dalla rete subito dopo averli usati.

I televisori sono famosi per rimanere sempre pronti, in attesa di un comando via telecomando. Il loro assorbimento, a seconda del modello, può toccare i 54 watt. Ma non sono i soli: gli scaldasalviette, messi sempre sotto tensione, possono arrivare a consumare fino a 140 watt. Poi abbiamo le console per videogiochi, i decoder e altri attrezzi digitali di intrattenimento che, sommati, fanno salire la bolletta più di quanto si creda.
Parlando di strumenti per la cura personale, come asciugacapelli e piastre, il consumo da spenti resta basso. Però il vero pericolo lì è l’uso in ambienti umidi, che può causare incidenti elettrici fastidiosi o peggio. In ufficio, stampanti e trituratori, insieme ai computer, non si staccano mai davvero: e a fine anno il costo può superare i 50 dollari. Anche in cucina, elettrodomestici con funzioni intelligenti – come le macchine da caffè con timer o i microonde con orologio – non mollano la presa e continuano a consumare se lasciati collegati senza bisogno.
Come rendere sostenibile l’abitudine di staccare gli apparecchi e quali controlli fare
Scollegare spesso le prese può sembrare una rottura. C’è chi rinuncia, e chi – invece – trova qualche trucchetto per farlo senza fatica. Un buon inizio è mettere ordine dando la precedenza agli apparecchi usati meno, posizionando le prese in punti facili da raggiungere. Le protezioni contro le sovratensioni sono utili per spegnere più dispositivi insieme e difendere la casa dai picchi di corrente, però occhio: non ci si devono collegare riscaldatori o apparecchi molto energivori.
Certe versioni più avanzate di queste ciabatte tengono d’occhio i consumi e possono spegnere carichi specifici, così è più semplice capire quale apparecchio consuma più energia in standby. Organizzare stazioni dedicate per la ricarica di smartphone e laptop è un altro trucco per non lasciare i caricabatterie sempre attaccati senza motivo. Di solito, gli originali – dettaglio non da poco – consumano meno dei modelli generici.
Chi ha fatto il cambio modelli sa bene che negli ultimi anni sono migliorati molto: controllare il consumo in standby quando si acquista un nuovo dispositivo è una cosa che – diciamolo – ha senso. Meglio preferire quelli con certificazione di efficienza energetica. Alcuni apparecchi, poi, hanno funzioni software che riducono i consumi, come la modalità risparmio energetico o la possibilità di spegnere funzioni tipo l’avvio rapido. Fare qualcosa del genere aiuta a tenere bassa la bolletta, ma anche a limitare guasti e problemi causati da sovratensioni. Una comodità che, soprattutto nelle grandi città italiane, si nota bene andando a spulciare i consumi mensili con attenzione.